C’è un panda che cammina tra le pagine di un fumetto e tra i pensieri di chi lo legge. Un panda che gioca con le parole, con il tempo e con le emozioni. Un Panda a cui piacciono un sacco di cose.
A volte ride, a volte si ferma a riflettere, a volte ci ricorda che va bene anche sentirsi persi.
A Panda piace non è solo una serie di fumetti: è un viaggio dentro noi stessi. E oggi voglio raccontarvi perché questo simpatico personaggio nato dalla penna di Giacomo Bevilacqua ha così tanto da dire sulla vita, sui di noi e sul nostro modo di sentirci nel mondo.
A Panda piace lasciare il segno (anche nel cuore dei lettori)
Ci sono fumettisti che sanno far ridere, altri che sanno emozionare. E poi c’è Giacomo Bevilacqua, che riesce a fare entrambe le cose con una semplicità disarmante. Classe 1983, Bevilacqua è uno degli autori più interessanti del fumetto italiano contemporaneo. Ha lavorato per grandi case editrici come Sergio Bonelli, Feltrinelli e Bao Publishing, ha pubblicato graphic novel di successo come Il suono del mondo a memoria, nel 2022 ha creato con Sio, Fraffrog e Dado la casa editrice Gigaciao, ma per molti lettori il suo nome è legato soprattutto a un personaggio iconico: Panda.
Ho scoperto A Panda piace nel lontano 2014 – alla venerandissima età di 14 anni – grazie a una collaborazione con Sio, un altro fumettista che ai tempi mi faceva scompisciare dal ridere con i suoi video su YouTube. Panda mi ha subito conquistata con quel suo mix di ironia e tenerezza e da quel momento ho iniziato a seguire sempre più assiduamente le sue avventure. Più conoscevo Panda, più mi rendevo conto che dietro le sue poche parole e frasi leggere si nascondeva qualcosa di più profondo: un modo delicato e intelligente di raccontare emozioni vere, dubbi esistenziali e fragilità che tutti, in qualche momento della vita, ci troviamo ad affrontare.
Perché, sì, A Panda piace fa ridere. Ma fa anche pensare. E in alcuni momenti sa toccare corde emotive inaspettate, soprattutto quando affronta temi come la solitudine, l’ansia, la ricerca di se stessi. Ed è proprio questo che voglio raccontare in questo articolo, attraverso i 4 volumi che lo vedono come protagonista: la storia di Panda e il motivo per cui i suoi fumetti riescono a essere, allo stesso tempo, una carezza e uno specchio in cui riconoscerci.
Dove tutto è iniziato: la nascita di Panda
Nel 2008, su un blog appena nato, un Panda faceva la sua prima apparizione. Non un panda qualsiasi, ma uno capace di giocare con le parole e con le emozioni. Le sue vignette erano semplici: tre strisce, una frase introduttiva – A Panda piace… – e un piccolo mondo che prendeva vita. In breve tempo, quel panda ha iniziato a camminare ben oltre il web, conquistando lettori con la sua ironia surreale e la sua capacità di raccontare la vita con leggerezza e profondità.

Il successo online non passò inosservato, e nel 2009 arrivò il primo libro cartaceo con Edizioni BD. Da lì in poi, Panda non si è più fermato: nuovi volumi, ristampe, una miniserie in edicola e persino una pubblicazione in Francia. Il suo viaggio editoriale ha avuto tante tappe, tra cui la collaborazione con Panini Comics, l’edizione celebrativa per il decennale con Feltrinelli e il progetto speciale con fumettisti del calibro di Zerocalcare, Ortolani e Gipi.
Ma ciò che rende speciale Panda non è solo la sua crescita editoriale. È il modo in cui, striscia dopo striscia, ha saputo raccontare qualcosa di più grande: la solitudine, l’insicurezza, il bisogno di capire se stessi. Negli anni, il suo mondo si è allargato, affrontando temi sempre più profondi, fino ad arrivare al suo capitolo più recente, A Panda piace… capirsi (2024), che sembra quasi chiudere il cerchio di questo lungo viaggio introspettivo.
Tra battute e silenzi, Panda è diventato un compagno di vita per molti lettori, dimostrando che un fumetto può essere tanto un mezzo d’intrattenimento quanto uno strumento per comprendere cose più grandi, compresi noi stessi.
I libri di Panda: un viaggio tra leggerezza e profondità
A Panda piace è molto più di una serie di strisce a fumetti che strappano una risata. Nel corso degli anni, Panda ha attraversato mondi diversi e diversi modi di raccontarsi, passando dalla leggerezza dell’ironia alla profondità dell’introspezione. Nei suoi quattro libri principali, questo simpatico e introspettivo personaggio ha affrontato il cambiamento, la paura, l’avventura e, soprattutto, se stesso. Ogni volume rappresenta una tappa di un viaggio che, in fondo, è anche il nostro: quello di chi cerca di capirsi un po’ di più, senza mai perdere la voglia di sorridere.
A Panda piace… questo nuovo libro qui (2018): un inno alla meraviglia delle piccole cose

Dopo dieci anni di avventure a fumetti, Giacomo Bevilacqua riporta Panda sulla carta con un libro che è un inno alle piccole gioie quotidiane. Non è una raccolta di strisce come nei primi volumi, ma una sequenza di illustrazioni accompagnate da brevi frasi, sempre con la formula che ha reso celebre il personaggio: A Panda piace…
Panda ama le cose buffe, le giornate lente, il suono della pioggia, il profumo del caffè al mattino. Ama perdersi nei pensieri, restare sotto le coperte quando fuori fa freddo, lasciarsi sorprendere da dettagli che spesso passano inosservati. E leggendo questo libro, mi sono accorta che tante, tantissime, delle cose che piacciono a Panda piacciono anche a me.
C’è qualcosa di straordinariamente rassicurante nel modo in cui questo volume racconta la quotidianità. Fa sorridere, certo, ma riesce anche a far emergere una riflessione più profonda: quante volte ci fermiamo davvero ad apprezzare quello che ci circonda? Quante volte diamo per scontati i piccoli momenti di felicità?
Forse è proprio questo il messaggio di A Panda piace… questo nuovo libro qui: il mondo corre, ma Panda ci ricorda che possiamo scegliere di rallentare. Possiamo ridere di più, sorprenderci di più, ascoltarci di più. Perché, a volte, la felicità sta nelle cose più semplici. Bisogna solo ricordarsi di guardarle.
A Panda piace l’avventura (2020): un viaggio dentro e fuori di sé
A Panda piace l’avventura rappresenta un punto di svolta nel percorso narrativo di Panda. Per la prima volta, il nostro protagonista non è più solo uno spettatore ironico della realtà, ma un personaggio in viaggio, immerso in una storia vera e propria, con un inizio e una fine. Pubblicata inizialmente in otto albi tra il 2013 e il 2015 e poi raccolta in un volume unico da Feltrinelli Comics nel 2020, questa avventura è un mix perfetto di leggerezza e profondità, in cui la realtà si mescola alla fantasia per raccontare qualcosa di molto umano: la paura del cambiamento e il bisogno di affrontare se stessi.

La trama si sviluppa a partire dal giorno del compleanno di Panda, quando riceve un regalo inaspettato: un pennino magico. Questo dono lo spinge a partire per un viaggio alla ricerca del nonno scomparso, una figura amata e misteriosa. Ma la sua non è una semplice avventura: lungo il cammino, Panda incontra personaggi bizzarri che incarnano emozioni e stati d’animo, trasformando il viaggio in un percorso di crescita interiore. C’è Curiosità, che può diventare Ossessione, Ansia, che lo segue ovunque come un’amica invadente, e Ozio, un signore che vive in un castello di sabbia insieme alle sue figlie, Creatività e Pigrizia. Panda si scontra anche con il mostro Panico e con Paura, un losco individuo che vive in un circo.
L’originalità di questo libro sta proprio qui: Giacomo Bevilacqua costruisce un’avventura surreale, ma al contempo profondamente reale, perché chiunque può riconoscersi nei personaggi che Panda incontra. Le emozioni prendono forma e diventano compagne di viaggio, ostacoli o alleate, proprio come accade nella vita. Il tono resta leggero, il disegno morbido e accogliente, ma il messaggio arriva dritto al cuore: spesso il nemico più grande è dentro di noi, e la sfida più difficile non è partire, ma accettare il viaggio che stiamo facendo.
Leggendo A Panda piace l’avventura, mi sono ritrovata a sorridere e a riflettere su concetti profondi nella stessa pagina. Il rapporto tra Panda e Ansia, per esempio, mi ha colpita nel profondo: quante volte ho sentito anch’io quella presenza costante, pronta a sussurrarmi i miei peggiori dubbi e timori? E quante volte ho desiderato, come Panda, di poterla mettere a tacere? Ma forse il segreto non è combatterla, bensì imparare a conviverci.
C’è un’atmosfera fiabesca in questo libro, un senso di meraviglia e smarrimento che accompagna il lettore in un percorso che è, al tempo stesso, fisico ed emotivo. Bevilacqua ci regala una storia che parla di crescita, di insicurezze, di coraggio e di accettazione, dimostrando ancora una volta che A Panda piace non è solo un fumetto divertente, ma anche uno specchio in cui guardarsi e riconoscersi.
Sono una testa di panda (2023): Il peso della propria mente

In questo volume, Giacomo Bevilacqua abbandona temporaneamente le avventure di Panda per offrire ai lettori uno sguardo intimo sulla propria vita e sulle proprie emozioni. Raffigurandosi come “Testa di panda”, l’autore intraprende un viaggio interiore suddiviso nei dodici mesi dell’anno, riflettendo sulla sua condizione di artista, sulle sfide dell’accettazione personale e sulle difficoltà legate al sentirsi adeguato alla vita, soprattutto dopo la nascita di suo figlio.
Questo libro rappresenta una coraggiosa esplorazione delle fragilità umane, in cui Bevilacqua condivide con sincerità le proprie insicurezze e paure. Il lettore è invitato a entrare nella mente dell’autore, scoprendo le sfide quotidiane di conciliare la vita personale con quella professionale, e le riflessioni profonde sull’essere padre e artista. La narrazione, arricchita da illustrazioni evocative, offre una prospettiva unica sul percorso di crescita personale e sulla ricerca di equilibrio tra le diverse sfaccettature della propria identità, non senza la solita buona dose di umorismo.
Leggere Sono una testa di panda è stato un toccasana. La capacità di Bevilacqua di mettere a nudo le proprie emozioni ha risuonato con le mie esperienze personali, ricordandomi quanto sia universale la lotta per l’accettazione di sé e la gestione delle proprie vulnerabilità. Mi sono ritrovata in tante delle sue parole, in quelle insicurezze che sembrano così personali ma che, in realtà, appartengono a molti. Questo volume non è solo un’autobiografia illustrata, ma una testimonianza toccante del viaggio interiore che tutti, in modi diversi, intraprendiamo nella nostra vita. È il genere di libro che, una volta chiuso, continua a farsi sentire, lasciandoti con la sensazione di essere un po’ meno solə nelle tue battaglie.
A Panda piace… capirsi (2024): la salute mentale a fumetti
Con A Panda piace… capirsi, Giacomo Bevilacqua porta il suo personaggio in una nuova dimensione narrativa, affrontando temi legati alla salute mentale con profondità e sensibilità. Il libro si presenta come una “piccola guida contro ansia, stress e pensieri intrusivi”, offrendo al lettore strumenti per comprendere e gestire le proprie emozioni.
In questa opera, Panda intraprende un viaggio introspettivo alla ricerca dell’equilibrio interiore, affrontando emozioni come ansia, paura e stress. Attraverso un linguaggio semplice e accessibile, Bevilacqua introduce concetti complessi legati alla neuroplasticità, spiegando come il cervello possa adattarsi e trasformarsi in risposta alle esperienze.

Questa lettura mi ha profondamente colpito, offrendo spunti di riflessione sulla gestione delle emozioni e sull’importanza di prendersi cura della propria salute mentale. Le illustrazioni e le metafore che accompagnano la narrazione rendono il messaggio accessibile e ancora più potente, invitando il lettore a intraprendere un percorso di auto-consapevolezza e crescita personale.
A Panda piace… capirsi è un libro che va oltre l’apparenza di un semplice fumetto: è una guida empatica che accompagna il lettore nella comprensione di sé, ricordando che è normale affrontare momenti di difficoltà e che, con gli strumenti giusti, è possibile ritrovare l’equilibrio e la serenità.

La storia di Panda, attraverso questi quattro libri, è un percorso di crescita, comprensione e accettazione. È il viaggio di chiunque abbia mai avuto dubbi, paure o insicurezze, raccontato con quella rara combinazione di leggerezza e profondità che Bevilacqua come pochi altri sa creare.
Con il suo umorismo intelligente e le sue riflessioni disarmanti, Panda non è solo un personaggio su carta: è una voce amica, capace di mettere in parole (e disegni) emozioni che spesso fatichiamo a esprimere. Ci ricorda che va bene sentirsi persi, che le domande contano quanto le risposte, e che affrontare le proprie fragilità è parte del viaggio.
A Panda piace farci ridere. A Panda piace farci pensare. E, soprattutto, a Panda piace ricordarci che, nelle nostre emozioni, non siamo mai davvero soli.
Il valore emotivo e sociale di A Panda piace
Ci sono storie che ci intrattengono e storie che ci fanno sentire compresi. A Panda piace riesce a fare entrambe le cose con una naturalezza disarmante. Nel corso degli anni, Panda è diventato più di un semplice personaggio: è una voce familiare, un compagno silenzioso che ci ricorda che non siamo soli nelle nostre emozioni.
Quello che rende speciale il mondo di Panda è la sua capacità di raccontare la complessità con estrema semplicità. Non servono discorsi lunghi o concetti complicati: basta una frase breve, un’immagine essenziale, un gioco di parole che, all’improvviso, colpisce nel profondo. A Panda piace non ha bisogno di spiegare, perché riesce a evocare. Ogni pagina diventa uno specchio in cui riconoscersi, e questo è forse il motivo per cui il personaggio è riuscito a creare un legame così forte con i suoi lettori.
Oltre al valore emotivo, c’è anche un’importante componente sociale. Parlare di salute mentale con sensibilità e ironia aiuta a scardinare quei tabù che ancora oggi rendono difficile affrontare certi argomenti. La paura, l’ansia, la solitudine: sono esperienze che tutti viviamo, ma che spesso ci fanno sentire isolati. Panda, con il suo modo delicato di raccontare queste emozioni, crea uno spazio sicuro dove è possibile sentirsi meno soli, accettare le proprie fragilità e persino riderci su. E in un mondo che spesso ci spinge a essere sempre forti, produttivi, impeccabili, questa è una piccola rivoluzione.
Forse è proprio per questo che, alla fine, ci affezioniamo tanto a Panda. Perché ci fa ridere, sì. Ma soprattutto perché, tra le sue pause e i suoi giochi di parole, ci insegna che va bene perdersi, va bene fermarsi, va bene non avere tutte le risposte. E che, in fondo, tutti noi siamo un po’ Panda.
Lara
Altre risorse per conoscere meglio Panda e il suo autore:
- Intervista a Giacomo Bevilacqua su Vanity Fair: In questa intervista del 2024, Bevilacqua parla di come il suo personaggio Panda affronta temi come ansia, paura e rabbia, offrendo una prospettiva personale sul processo creativo e sulle tematiche affrontate nei suoi lavori.
- Intervista su Orgoglio Nerd: In questa chiacchierata, l’autore discute la genesi del libro A Panda piace… capirsi, esplorando temi come la mindfulness e l’ansia, e offrendo una visione approfondita del suo percorso creativo.
- Intervista su Kenobisboch Productions: In questa intervista, Giacomo Bevilacqua racconta la genesi di Sono una testa di panda, il suo libro più personale e introspettivo, e affronta molte tematiche legate alla salute mentale.







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