Il 2025 è stato uno di quegli anni frenetici, che non si lasciano capire mentre li stai vivendo. Di quelli che ti fanno pensare “ok, poi con calma ci torno”. Ho avuto bisogno di fermarmi, tornare indietro, rimettere insieme i pezzi senza la fretta di doverli far combaciare per forza.
È stato un anno in cui i libri hanno continuato a essere casa, ma hanno iniziato a occupare anche altri spazi: incontri, lavoro, domande, tentativi. Un anno in cui leggere non è stato solo un rifugio, ma un modo per muovermi nel mondo, per entrare in relazione, per mettermi alla prova (spesso anche uscire dalla comfort zone, non proprio la mia attività preferita).
In mezzo a tutto questo, Pagine Biscottate è cresciuto insieme a me. Non tanto nei numeri, quanto nella direzione: da progetto online a spazio vissuto, attraversato, condiviso. Un luogo fatto di sperimentazione, di ascolto e di cambiamenti non sempre ordinati.
Raccontare questo percorso oggi è poco un mero esercizio di nostalgia, quanto più di consapevolezza. Perché dietro ogni lettura, ogni collaborazione, ogni esperienza c’è sempre qualcosa che resta – e qualcosa che cambia, anche quando non era nei piani. Questo articolo è il mio modo di fare un punto senza chiudere un capitolo. Di guardare dove sono stata per capire, con più gentilezza, dove potrei andare. E di lasciare qualche traccia a chi, come me, sta attraversando un anno di passaggio.
Sperimentare, sbagliare, riprovare: dietro le quinte di Pagine Biscottate
Il 2025, per Pagine Biscottate, è stato soprattutto un anno di sperimentazione. Ho provato grafiche diverse, cambiato font, testato formati, messo e tolto piani editoriali, cercando di capire cosa funzionasse davvero; ma soprattutto cosa funzionasse per me.
È stato l’anno della ricerca della mia voce. Non sempre chiara, non sempre coerente, a volte stanca, altre entusiasta. Ci sono stati momenti di grande energia creativa e altri di silenzio, che all’inizio ho vissuto come mancanze e che poi ho imparato ad accettare come parte naturale di qualsiasi percorso. Crescere, l’ho capito strada facendo, non significa solo fare di più: spesso l’autenticità pesa più della costanza, e la sostanza più della performance.
A gennaio è nato anche il blog di Pagine Biscottate, come spazio di approfondimento e di respiro lungo. Un luogo in cui tornare a scrivere senza l’urgenza dell’algoritmo, dando tempo alle idee di sedimentare e ai libri di essere raccontati con più cura.
Ma la trasformazione più bella è avvenuta quando Pagine Biscottate ha smesso di vivere solo online. I pic-nic letterari hanno portato i libri nella vita vera, tra chiacchiere, teli stesi sull’erba e incontri inattesi. Ho conosciuto persone della community, nuovi amici lettori, e ho avuto la conferma che ciò che nasce sui social può diventare relazione – se gli si dà spazio, tempo e un po’ di coraggio.

In questo movimento continuo, fatto di tentativi, aggiustamenti e piccoli salti nel vuoto, sono arrivate anche nuove collaborazioni con case editrici e realtà che ammiro, come conferma silenziosa che cercare la propria strada, anche quando sembra confusa, può comunque portare da qualche parte.
Tra formazione e realtà: studiare l’editoria, lavorare tra i libri
Il 2025 è stato anche l’anno in cui ho provato ad avvicinarmi all’editoria in modo più consapevole, partendo dalla formazione. Il master in editoria è arrivato come uno spazio di studio, ma soprattutto di confronto: con il settore, con le sue dinamiche, con le idee che mi ero costruita negli anni da lettrice appassionata (e forse un po’ idealista).
Studiare editoria mentre si cerca di entrarci davvero è un esercizio complesso. Da un lato alimenta il desiderio, dall’altro lo ridimensiona. Mi ha costretta a guardare questo mondo con meno idealizzazione e più lucidità, a capire che dietro ogni libro ci sono processi, compromessi, tempi e lavori spesso invisibili. Non ha chiarito tutto, ma mi ha dato strumenti per fare domande migliori, e forse è questo il suo valore più grande.
Accanto allo studio, è arrivato anche il lavoro in libreria. Un’esperienza che immaginavo in un modo e che si è rivelata molto più sfaccettata. Stare ogni giorno a contatto con i libri e con i lettori è stato, a tratti, esattamente ciò che avevo sognato; allo stesso tempo, mi ha messa davanti ai limiti concreti di questo lavoro: la fatica, il contatto continuo con il pubblico, le dinamiche commerciali che spesso poco hanno a che fare con l’idea romantica che avevo della libreria.

Lavorare tra i libri mi ha insegnato che amare qualcosa non significa automaticamente volerci lavorare dentro per sempre. E che anche le esperienze che non scegliamo di portare avanti a lungo possono essere fondamentali per capire chi siamo e cosa cerchiamo davvero.
In mezzo a studio e lavoro, il 2025 non mi ha dato risposte definitive sul mio futuro professionale. Mi ha però restituito una consapevolezza nuova: il desiderio di costruire un percorso che tenga insieme passione, sostenibilità e spazio per me. Anche se questo significa procedere con più domande che certezze (ma ormai, a questo punto, ci ho fatto l’abitudine).
Libri letti, fiere girate, occhi aperti
Il 2025 è stato un anno di letture che mi hanno sorpresa, accompagnata e, a volte, profondamente scossa. La vegetariana di Han Kang si è rivelata una lettura intensa e perturbante: un romanzo che esplora il corpo, la libertà e la violenza subdola della società, lasciando una sensazione di inquietudine che non si dissolve facilmente. Murata Sayaka, con Parti e omicidi, Vanishing World e La ragazza del convenience store, mi ha aperto mondi nuovi, dove la quotidianità si mescola all’assurdo e alla critica sociale. Le sue protagoniste, spesso imprigionate da convenzioni o incomprensioni, sono raccontate con un tono straniante ma irresistibile, che fa riflettere su potere, indipendenza e solitudine. Leggerle per la prima volta è stato come scoprire voci inattese che parlano proprio nel momento giusto.
Tra le letture che mi hanno fatto interrogare il mondo e noi stessi c’è Cercando Phoebe di Gavin Extence, uno dei primi romanzi YA con una protagonista femminile autistica che si allontana dagli stereotipi spesso presenti nelle rappresentazioni delle neurodivergenze. Phoebe è una voce autentica e sfaccettata: ironica, vulnerabile, curiosa. Il libro mi ha spinta a riflettere su rappresentazione, diversità e accettazione, un tema su cui ho anche scritto un articolo approfondito sul blog.
Il ritorno nel mondo di Ai Yazawa con Paradise Kiss è stato un tuffo dolceamaro nella libertà, nella malinconia e nelle emozioni che solo le sue storie sanno trasmettere. Mi ha riportata in quell’universo che ho sempre amato, fatto di personaggi che bruciano, sbagliano e si cercano, e di un modo di raccontare la crescita, l’amore e il coraggio di essere se stessi che resta indelebile. Anche Parlarne tra amici di Sally Rooney ha lasciato il segno: un romanzo contemporaneo che con delicatezza esplora la comunicazione, le incomprensioni e i sentimenti più complessi, dimostrando che profondità e leggerezza non si escludono a vicenda – e che mi ha fatto rivalutare l’autrice dopo un primo incontro non proprio idilliaco con Persone Normali.
I fumetti hanno avuto un posto speciale nel mio anno. Le conferme di sempre, come Sono una testa di panda e A Panda piace… la sveglia del lunedì di Giacomo Bevilacqua, hanno alternato leggerezza e introspezione, trattando anche temi delicati come la salute mentale, la frustrazione e il confronto con le proprie ansie. Dovevo dirti una cosa di Alberto Madrigal mi ha invece lasciato un piccolo peso gentile nel cuore, quel senso di malinconia confortante che solo certe storie sanno dare. Infine, i libri di Una mamma per amica, adattati dalla mia serie comfort del cuore, hanno chiuso il cerchio, ricordandomi che certi mondi restano rifugio anche dopo anni.

Ma leggere non basta: per me i libri sono fatti per uscire dallo schermo e diventare esperienza. Così, il 2025 è stato anche l’anno delle fiere. Da Milano a Torino, fino a Mantova, ho camminato tra stand, autori e chiacchiere tra lettori. Il Book Pride a Milano mi ha riempita di energia e curiosità per le piccole case editrici, il Salone del Libro di Torino, alla mia prima volta, è stato un turbine di scoperte e appunti mentali, e il Festivaletteratura di Mantova mi ha regalato quell’atmosfera più intima e viva, fatta di comunità e incontri inattesi.
Libri letti e fiere visitate hanno così tessuto insieme il mio anno: conferme, scoperte, emozioni e nuovi orizzonti. Mi hanno ricordato che la lettura è anche relazione, e che incontrare chi condivide la nostra stessa passione è ciò che rende ogni pagina ancora più vera.
Traduzioni, sorprese e nuovi orizzonti
Il 2025 mi ha regalato anche un capitolo tutto nuovo: la pubblicazione di Furto di cuore di Kathy Strobos, tradotto da me. Vederlo finalmente nelle librerie online e nelle mani dei lettori è stata un’emozione unica: un piccolo grande traguardo che ha messo insieme anni di passione, sogni, studio e… tanto caffè. E come se non bastasse, l’autrice stessa mi ha proposto di tradurre un suo prossimo libro, in uscita nel 2026: un invito a continuare questo percorso e a fidarmi un po’ di più delle mie capacità.

Questa esperienza mi ha ricordato quanto siano importanti i passi concreti, anche piccoli, e quanto il lavoro costante (a tratti un po’ maniacale) sui dettagli possa aprire strade inaspettate. Per il 2026 il desiderio è chiaro: far crescere questa esperienza e questa passione, provare a proporre traduzioni alle case editrici e scoprire dove questo cammino creativo può portarmi (possibilmente senza perdere il sonno).
Il bello di un anno come questo sta proprio nel senso di movimento che lascia: non è un punto di arrivo, ma un invito a continuare a muoversi, a sperimentare, a leggere, scrivere, tradurre e incontrare persone che condividono le stesse passioni. È il momento di aprire nuovi capitoli, dentro e fuori dai libri, e di affrontarli con curiosità… e qualche caffè a portata di mano.
Nuovi capitoli da scrivere
Il 2025 è stato un anno di tentativi, scoperte, qualche errore e tanti piccoli traguardi. Tra libri letti, fiere visitate, progetti online e traduzioni, ho imparato che crescere non significa “fare tutto perfetto”: significa provare, cadere, rialzarsi e continuare a spingere un passo dopo l’altro.
Pagine Biscottate non è più solo un progetto online, ma uno spazio vivo, popolato di persone, incontri, idee. E se c’è qualcosa che porto con me nel 2026, è la voglia di continuare a sperimentare, scrivere, tradurre e condividere, con curiosità, ironia e, ogni tanto, un po’ di leggerezza in più.
Perché alla fine, i libri sono casa, ma anche trampolino: ci fanno guardare avanti, provare, emozionarci e, soprattutto, andare oltre le pagine.







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